10, 100, mille chat bot. I vantaggi dell’AI per aziende e utenti

Nell'era dei chat bot, l'esigenza di far convivere macchine e umani è più forte che mai: i migliori programmi sono stati creati per offrire servizi a donne e uomini di tutto il mondo. Quali sono i vantaggi dell'Artificial Intelligence per aziende e utenti? 

Le prime possono incrementare il retention rate, targettizzare meglio l’advertising e abbattere il costo del customer care. I secondi possono avere risposte tempestive alle proprie domande, vivere un’esperienza personalizzata, ricevere contenuti ad hoc.

Secondo David Marcus, VP e Head of Messenger di Facebook, il 2018 sarà l’anno in cui la messaggistica istantanea si affermerà definitivamente come canale di marketing, e non è un caso che colossi come LEGO, Katy Perry e Apple Music vi stiano investendo molto. Del resto, nonostante lo scetticismo sui chat bot che si è manifestato ultimamente, la curva di Rogers parla chiaro. Chi siamo noi per rinnegarla?

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Secondo il sociologo Everett Rogers, la diffusione delle innovazioni segue una curva a forma di campana nel corso del tempo, che permette di dividere i consumatori in cinque categorie: innovatori, primi adottanti, prima maggioranza, tarda maggioranza e ritardatari. Probabilmente, non si è ancora raggiunta un’ampia consapevolezza sui vantaggi dell’Artificial Intelligence.

Tuttavia, diciamo la verità: i chat bot presentano ancora dei limiti. Devono essere fatti dei passi avanti affinchè abbiano la spontaneità che solo un homo sapiens garantisce al proprio interlocutore. La cosa più importante, per un brand che vuole sfruttare le potenzialità di un chat bot, è essere coerente con il proprio posizionamento, adottando il corretto tono di voce.

Non ha senso contrapporre sterilmente macchine e umani. Se vogliamo 10, 100, mille chat bot davvero utili, bisogna al contrario far lavorare la nostra materia grigia per sviluppare software sempre più capaci (in particolare nel campo del deep learning).

E noi de Imille la stiamo facendo lavorare. Ogni volta che operiamo a fianco di realtà profit e non-profit, cerchiamo di migliorare, correggendo gli errori precedenti e inserendo delle vere novità. Com'è successo, per esempio, con Elen, il primo chat bot dedicato alla comunicazione corporate su piattaforma Facebook Messenger.

Ci credereste che uno dei brand più forti al mondo offre un modo completamente diverso di fruire i contenuti, 100% user-centric? Credeteci. Grazie a Elen (e all'impegno del nostro team che lo ha progettato e realizzato), ogni utente può selezionare, su desktop o su mobile, le informazioni e le news che vuole ricevere, come se stesse effettivamente dialogando con un essere umano. Figo, no?

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Un progetto simile l'abbiamo sviluppato anche con Aida, con cui ActionAid punta a un un’interazione sempre più stretta con sostenitori, prospect o semplici curiosi da coinvolgere. Dalla pagina Facebook della Onlus è possibile iniziare una conversazione con il bot, attivare le notifiche e ricevere gli aggiornamenti in tempo reale. 

E abbiamo in cantiere molte altre idee.

Noi stiamo facendo del nostro meglio, chi vuole salire a bordo può scriverci a info@imille.it

 
P.S. per veri nerd. 
Era il 1950, il mondo cominciava a dividersi nei due blocchi che avrebbero contraddistinto la Guerra Fredda, i social media erano ancora lontani. Eppure, i principi che ancora oggi guidano l’Artificial Intelligence erano già stati scritti.
Da Isaac Asimov, per l'esattezza. 
1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.